Comunanze.net/autocostruzione
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“Non è affatto necessario che la crescita della conoscenza, dell’informatica, della tecnologia applicata debbano creare un abisso con le esperienze positive del passato, con la misura umana della nostra ricerca, e moltiplicare le capacità di distruzione anziché di costruzione e di vita.”
Joyce Lussu, “Le Comunanze Picene”, (1989)
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Autocostruzione: Che cos’è
Per autocostruzione si intende un processo di produzione dell'habitat che ha come protagonista l'abitante e che sviluppa pratiche di organizzazione tra i beneficiari rivolte alla costruzione collettiva, alla formazione tecnica, all’auto sviluppo. Il concetto su cui l’autocostruzione si basa trae nome e filosofia dalla “partecipazione in gruppo” dei futuri occupanti. Per questo motivo è materia centrale di ogni progetto di autocostruzione la formazione del gruppo in termini di know how associativo finalizzato ad una efficace economia d’insieme del progetto. L’autocostruzione assistita ha rappresentato, sin dalla metà del secolo scorso, la via preferenziale per molti paesi per soddisfare il bisogno di alloggi delle fasce di popolazione più sfavorite. Oggi interessa sia i paesi in via di sviluppo sia quei paesi, tra i più industrializzati, che hanno maggiormente sviluppato politiche sociali dell’abitazione e dei servizi per la collettività.
La metodologia dell’autocostruzione associata utilizzata da Alisei si fonda sul lavoro dei futuri proprietari; uomini e donne che durante il tempo libero, nei week end, durante le feste e nei periodi di ferie si trasformano in muratori, carpentieri, idraulici, elettricisti e falegnami sotto l’attenta guida di esperti; con l’appoggio delle amministrazioni locali e delle organizzazioni territoriali oltre ad una mirata facilitazione al credito.
Donne e uomini che fanno parte di nuclei familiari a basso reddito, sia italiane che straniere, possono vedere realizzato l’obiettivo di avere un’abitazione abbattendo i costi di costruzione sino al 70%. L’autocostruzione è quindi sostanzialmente una soluzione al disagio abitativo che può favorire collaborazione e sinergia tra famiglie o gruppi sociali nell’acquisizione di abitazioni invece di metterli in concorrenza. Una soluzione, inoltre, in grado di sviluppare una molteplicità di valenze, configurandosi come strumento per la formazione di mano d'opera, incremento delle possibilità di lavoro e contributo alla maturazione dei potenziali gruppi sociali.
Nel contesto della cooperazione internazionale, le prassi di costruzione collettiva dell’habitat hanno trovato il loro laboratorio di sperimentazione nelle esperienze degli anni ’60 in ambito di realtà urbane disagiate di paesi poveri (o in via di sviluppo). Esperienze che si sono riaffermate, sviluppate e affinate nei decenni successivi anche nei paesi del Nord del mondo in cui, per ragioni storiche, si è lavorato con largo anticipo rispetto all’Italia alla ricerca di risposte innovative al bisogno di abitazioni per fasce di popolazione a basso reddito (Inghilterra, Germania, Olanda e Danimarca primi fra questi). Termini come "mutirao" o "ajuda-mutua", ad esempio, utilizzati sopratutto in Brasile per definire pratiche di organizzazione comunitaria rivolte alla costruzione collettiva di alloggi, sono sostanzialmente sinonimi di autocostruzione associata, almeno per quanto riguarda le sue componenti di carattere più prettamente sociale. Si pensi inoltre alle esperienze delle case del popolo e alle pratiche delle comunità contadine di costruirsi la casa tott’oggi uin uso nelle nostre campagne.
Nel sistema dell’aiuto allo sviluppo, in ambito di edilizia popolare e costruzione dell’habitat, autocostruzione è uno dei risultati più evidenti dei processi di maturazione compiuti in anni di esperienze, lungo il tragitto che ha portato da interventi fondati su logiche di aiuto incondizionato, a volte dispersivo e produttore di inerzie, a processi di coinvolgimento diretto delle popolazioni beneficiarie, intese quindi come motrici del loro stesso sviluppo.
Il percorso di autocostruzione
Autocostruzione significa quindi progettare soluzioni di lungo periodo capaci di soddisfare, nel contempo, tanto le esigenze degli italiani quanto quelle degli stranieri senza porre i diversi gruppi etnici e sociali in concorrenza ma favorendo forme di collaborazione. Tali operazioni devono necessariamente avere costi limitati e mettere in sinergia le risorse pubbliche con quelle dei destinatari dell’intervento. Un’azione dotata di tali caratteristiche è quella di sollecitare la nascita di cooperative di autoriabilitazione e autocostruzione, adottando tecniche semplici e materiali a basso costo per riattare immobili degradati o per edificare nuovi quartieri. Tale strategia non costituisce una novità in Europa ma ha già riscosso successi in Inghilterra, Germania, Danimarca e Olanda e recentemente, grazie al lavoro di Alisei, è stata avviata con successo anche nel nostro paese.
Il percorso è abbastanza semplice: un gruppo di persone acquista un terreno assegnato dell’amministrazione locale (terreni PEP), oppure reperito sul mercato privato, ma grazie alla mediazione della stessa. Il gruppo viene guidato ed assistito nella realizzazione materiale della propria casa, potendo beneficiare di mutui a condizioni agevolate e dell’assistenza tecnica di Alisei sia per la componete di cantiere, sia di progetto architettonico che di mediazione culturale. Sono gli stessi beneficiari costituitisi in cooperativa che prestano la loro opera per la costruzione degli appartamenti, impegnando un determinato numero di ore lavorative fino al termine del progetto. Alisei indirizza tutte le fasi del processo fornendo, oltre all’assistenza tecnica, anche quella legale ed amministrativa. I vantaggi di questo tipo di intervento sono altamente significativi: come si è detto, l’abbattimento dei costi di costruzione arriva anche al 70% del valore e la casa diviene di proprietà dei beneficiari rappresentando un capitale immobilizzato per ciascun socio. Ai gruppi partecipano sia italiani che stranieri, trovando motivi di incontro nella condivisione di un obiettivo comune. Infine da non sottovalutare è la topophilia, cioè il legame affettivo che si genera con il luogo che i soci stessi hanno contribuito a creare.
Le fasi di realizzazione del progetto:
• Individuare un'area su cui edificare gli alloggi in autocostruzione; • Portare l'iniziativa a conoscenza dell'opinione pubblica locale; • Individuare e selezionare i beneficiari, stranieri ed italiani, che saranno coinvolti nell'iniziativa; • Creare la cooperativa edilizia che assocerà tra loro i beneficiari; • Formare i beneficiari nell’acquisizione delle competenze tecniche necessarie al lavoro in modalità di autocostruzione; • Adempiere le pratiche amministrative necessarie per la realizzazione del progetto edilizio; • Individuare l'istituto di credito che concederà il mutuo finanziario; • Promuovere la convivenza interetnica tra i beneficiari dell'iniziativa e la comunità locale all'interno della quale sarà realizzato l'intervento.
Il ruolo e le funzioni di Alisei nel percorso di autocostruzione associata consistono in una serie di attività di supporto alle fasi operative del progetto che costituiscono momenti determinanti per la riuscita della attività meramente costruttiva.
Alisei si occupa di:
a. identificazione dei requisiti da richiedere ai potenziali autocostruttori per essere inclusi nella lista dei beneficiari (vedi oltre); b. messa a punto dei questionari da somministrare ai soggetti e ai nuclei familiari potenzialmente interessati, al fine di raccogliere informazioni che possano permettere di identificare i criteri oggettivi e soggettivi necessari alla selezione; c. promozione dell’ iniziativa presso datori di lavoro, media, cooperative sociali, i sindacati, gli uffici alloggi dei Comuni coinvolti; d. produzione e diffusione dei materiali promozionali; e. selezione degli aspiranti autocostruttori con colloqui individuali di verifica dell'effettiva sussistenza dei requisiti; f. consulenza tecnico - legale per l'assistenza alle pratiche comprese quelle per la costituzione delle cooperative di autocostruttori); g. assistenza alla formazione in itinere degli autocostruttori; h. definire e realizzare i progetti architettonici e seguire tutto l’iter di approvazione presso gli uffici tecnico urbanistici delle amministrazioni pubbliche. i. Svolgere assistenza tecnica dell’intero ciclo di cantiere, nel pieno rispetto di tutte le legislazioni che lo governano. j. attivazione e rafforzamento di approcci partecipativi all’interno dei gruppi in tutte le fasi del progetto e mediazione nella risoluzioni di eventuali conflitti; k. l. produzione di materiali audiovisivi a documentazione.
[Info:www.aliseiautocostruzioni.org]
Co-housing: Che cos’è
Il cohousing nasce in Scandinavia negli anni 60, ed è a oggi diffuso specialmente in Danimarca, Svezia, Olanda, Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone. Le comunità di cohousing combinano l’autonomia dell’abitazione privata con i vantaggi di servizi, risorse e spazi condivisi (micronidi, laboratori per il fai da te, auto in comune, palestre, stanze per gli ospiti, orti e giardini...) con benefici dal punto di vista sia sociale che ambientale.
Tipicamente consistono in un insediamento di 20-40 unità abitative, per famiglie e single, che si sono scelti tra loro e hanno deciso di vivere come una “comunità di vicinato” per poi dar vita – attraverso un processo di progettazione partecipata - alla realizzazione di un ‘villaggio’ dove coesistono spazi privati (la propria abitazione) e spazi comuni (i servizi condivisi). Le comunità di cohouser sono amministrate direttamente dagli abitanti, che si occupano anche di organizzare i lavori di manutenzione e della gestione degli spazi comuni. La condivisione di beni e servizi consente di risparmiare sul costo della vita perché si riducono gli sprechi, il ricorso a servizi esterni, il costo dei beni acquistati collettivamente. La progettazione partecipata riguarda sia il progetto edilizio vero e proprio, secondo me tra i piè interessanti sono i progetti di riuso di fabbricati industriali preesistenti, sia il progetto di comunità: cosa e come condividere, come gestire i servizi e gli spazi comuni.
Un tempo molti partecipavano a una cultura diffusa dell’abitare. Nell’epoca postindustriale, nella concezione lineare e semplicistica di “progresso” alla quale ancora ci si riferisce, diventa difficile ogni forma di socializzazione dell’architettura, si impedisce la partecipazione e si riduce l’architettura a autocontemplazione, isolamento che esclude chi non è nel gioco. In Italia l’opposizione alla partecipazione è dura e favorita dalle posizioni dogmatiche di chi propone la partecipazione. La partecipazione non è processo meccanico e automatico secondo il quale basta andare dalla gente, chiederle quali sono i suoi bisogni e poi trascrivere le risposte in progetti grigi il più possibile, è molto più di così: si chiede, si dialoga, ma si “legge” anche quello che la vita quotidiana e il tempo hanno trascritto nello spazio fisico della città e del territorio, si “progetta in modo tentativo” per svelare le situazioni e aprire nuove vie alla loro trasformazione.
Vivere in città e cambiare la società
Nella nascita del concetto stesso di urbanistica è il territorio a divenire uno spazio garantito e rassicurante, adatto a coltivare al meglio le proprie aspirazioni sociali ed individuali.Nelle città contemporanee, dove il frammento prevale invece sulla progettualità, c'è necessità di trovare nuovi catalizzatori di energie, idee forti che aggreghino i frammenti della città contemporanea in sintesi forse parziali, ma in grado di interpretarne le profonde trasformazioni.Il cohousing a mio avviso rappresenta un bel esempio di tali progetti, perché capace di rispondere alle nuove esigenze di abitare relazionandosi con un contesto ricco di risorse scarse: lo spazio, il tempo, il denaro pubblico, le relazioni e un destino comune. “Oggi più della metà della popolazione mondiale vive in città - Peter Baw co-houser di S. Francisco - con i suoi problemi sociali e ambientali. Per cambiare la società è necessario vivere in città e non fuori”.
Nuovi movimenti urbani: Critical Mass
La strada per molti è solo un luogo per andare da un punto A (casa) ad un punto B (posto di lavoro o di consumo. Esempio di come il co-housing possa essere molto di più che costruire case insieme , coinvolgendo nella sua iniziativa il ripensamento dei tempi e dei modi del muoversi,è il movimento Critical Mass, un movimento urbano che rivendica l’utilizzo di mezzi alternativi all'automobile per contrastare la diffusione di traffico, inquinamento e patologie ad essi connesse, spronando a invadere le strade con numeri sempre più ampi di persone, attivisti o simpatizzanti della bicicletta. Il regista americano Ted White ne racconta la nascita e gli sviluppi in Noi siamo il traffico! e Return of the Scorcher, 1992. Esattamente, con il termine "massa critica", si definisce il numero di ciclisti necessario per attraversare una colonna di automezzi in un incrocio senza semaforo, in una strada trafficata di una città cinese, senza che la faccenda si risolva in una catastrofe umanitaria. Tra i promotori ci sono anche due animatori di "Processed World", una delle prime voci di dissenso rispetto alle magnifiche sorti della new economy, che dalla mitica Silycon Valley si andava diffondendo in tutto il mondo come una grande, ipnotica bolla di sapone. Fedeli alla "xerox-crazia", i partecipanti alla zona fluttuante temporaneamente autonoma, comunicano attraverso manifestini, happening e disdegnano i media tradizionali come racconta anche il libro "Critical Mass, dalla critica all'automobile alla rivolta delle biciclette", a cura di PsychoAttiva DreaMTeam.
Eppur si muovono: i bambini
In Italia abbiamo un ritratto decisamente inquietante delle condizioni dell’infanzia: bambini e ragazzi tendono a passare la maggior parte della giornata in ambienti chiusi.. il mancato confronto con l’esterno rischia di produrre personalità chiuse, fragili e scarsamente autonome. La paura dei pericoli della società porta a limitare l’indipendenza dei bambini e a ritardare l’acquisizione graduale di una autonomia che è fondamentale per affrontare le inevitabili difficoltà dell’adolescenza e dell’età adulta, riduce le opportunità di stabilire contatti con coetanei non programmati dagli adulti. Inoltre quasi sempre i bambini vengono accompagnati a scuola in macchina, favorendo quello stile di vita sedentario che è alla base di tante malattie “moderne”, e negando loro la conoscenza di tutto un mondo che sta tra la casa e la scuola, la casa e la palestra, fatto di persone, cose, situazioni che servono ad arricchire il bagaglio delle esperienze individuali del bambino, altrimenti abituato a percepire i luoghi come entità distinte, non collegate tra loro da uno spazio fisico, ma da uno spazio “virtuale” asettico e che rende irreali le distanze: l’abitacolo dell’automobile. E' così miope pensare di sottrarre il proprio figlio ai rischi da traffico, adottando un comportamento che aumenta il livello generale di pericolo, sia diretto (rischio di incidenti) sia indiretto (aumento delle emissioni nocive)che, proprio le zone dove si trovano plessi scolastici sono quelle meno vivibili, a causa dei picchi di traffico nelle ore di entrata e uscita da scuola. Per evitare di respirare i gas di scarico l’unica cosa sicura è quella di non produrli, educando ad uno stile di vita “sano”, quindi non solo allo sport “programmato” oma anche agli spostamenti a piedi o in bicicletta.
Le zone 30
Uno dei temi più interessanti per i prossimi interventi urbanistici sono la riqualificazione dei piccoli centri urbani caratterizzati da forte traffico di attraversamento su strade statali o provinciali.In molti piccoli paesi infatti la vita sociale di relazione è fortemente condizionata e mortificata dal traffico di attraversamento.
La “zona 30” sono strade o sistemi di strade locali ove è consentito l’accesso a tutte le componenti del traffico, anche a funzione di parcheggio, escluso i mezzi di trasporto pubblico collettivo. Il limite di velocità è di 30 km/h e sono caratterizzate al contorno dove sboccano sulla viabilità principale da “accessi lenti” realizzate con strettoie o continuità rialzata dei marciapiedi a formare piattaforma di accesso. La disposizione dei parcheggi in modo particolare a pettine alternato, a blocchi e inframmezzato da alberi o sistemi di sedute per i pedoni, assieme ai marciapiedi allargati in corrispondenza dei passaggi pedonali o degli incroci sono elementi che diversificano la linearità stradale e contribuiscono a indurre nell’automobilista una guida più lenta e consona all’ambito caratterizzato da un mobilità tranquilla e sicura.
Soluzioni di moderazione del traffico possono servire per coniugare la funzione di trasporto delle strade nei centri abitati con la funzione sociale che la strada stessa deve mantenere garantendo l’incremento e la sicurezza della mobilità locale pedonale e ciclabile con particolare riguardo all’incolumità dei ragazzi, degli anziani e dei bambini che vanno a scuola. Recentemente si sta consolidando l’idea che i bambini ed i ragazzi che si muovono autonomamente sulle strade siano un indicatore di qualità urbana e sociale, pertanto una città a misura di bambino è una città buona per tutti.


